E’ passato Ferragosto (da un pezzo). Ci si accorge del fatto che Ferragosto è passato perché l’assalto televisivo non concede scampo. Gli spot martellano, interrompono film in replica per la quattrocentesima volta, triangolari di calciatori smunti, varietà immersi nel cartongesso. Cambia anche l’aspetto di un particolare tipo di esercizio commerciale, l’edicola. Cambia anche la competenza comunicativa dell’edicolante stesso, che emerge con espressione attonita e blasfema da un cunicolo scavato tra quelle lastrine di cartone ricoperte di plastica trasparente. E’ il periodo delle raccolte, trucco tardoestivo delle varie case editrici per far sì che il cittadino si senta ancora “vivo”, proprio come quando era stipato in spiaggia a rilassarsi, devastato dai quintali di cellulite che i bagni più sfigati della riviera gli riservavano. Oppure quando si fingeva un emulo di Messner, giungendo all’albergo ristorante situato sì a 2800 metri, ma anche a cinque minuti dalla stazione superiore della funivia, vestito di scarponi, camicia a scacchi in flanella, pantaloni immancabilmente in fustagno e giacca a vento in goretex. L’invasione delle collezioni quest’anno è fiacca, sebbene la prima aggressione, il primo spot a battente, abbia ottenuto l’oro. Un po’ come far partire Fabian Cancellara per primo in un’importante corsa a cronometro. Tale raccolta è quella dei santini, con l’indubbio protagonismo rappresentato dall’esponente principale del clerico-fascismo, ovvero Padre Pio da Pietralcina (primo numero, icona in omaggio). Si legga cosa fecero i benedetti dal barbuto con le stimmate il 14 ottobre del 1920, per comprendere meglio perché i bigotti italiani, binomio difficilmente scindibile, rappresentino qualcosa di inferiore.
Sempre per rimanere nell’ambito filo-fascista, in edicola è presente per nostalgici merdoni travestiti da storici (gente come Aquilani, sostanzialmente analfabeta e col busto di Mussolini in soggiorno) la milionesima edizione della storia del Terzo Reich, destinata a tutti, ivi inclusi quelli che superata la maggiore età, hanno ancora bisogno dei buchi per le dita nei libri per poterli capire. In effetti, un nostalgico del Terzo Reich o di Padre Pio non è né intelligente, né alfabetizzato a dovere.
Ci sono le solite ed inoffensive perline colorate, presumibile croce e dannazione di ogni genitore di una figlia in età scolare: fondandosi sull’invidia da figurina (“celo, celo, celo”), le bimbette vorranno tali pallette forate per far incazzare l’amichetta, ed analogo ragionamento farà l’amichetta. E così via. Robe che avendo una figlia, si rimpiangerebbe di non avere il porto d’armi e un caricatore da svuotare sugli ideatori di tale stronzata, per non subire le inevitabili aggravanti dell’infanticidio e del delitto all’interno della famiglia.
Si vedono anche carinissimi animaletti, avvolti nel cellophane: stanno lì, tra una copia di Superbasket, una di Topolino e un dvd porno. Una vedova nera imbalsamata è in omaggio col primo numero di una raccolta di orripilanti insetti: si scopre che è di plastica, così come i seguenti imenotteri, coleotteri, ortotteri. Per lo meno, non v’è stato un genocidio di inermi insetti.
Ci sarebbe anche la Famiglia Addams in edicola, forse l’unica presenza sensata dell’estate. La raccolta dei libri di Jules Verne con copertina in bronzo e raccoglitore in ottone può avere un senso, anche se è lecito chiedersi “ma il lettore che compra ‘sta roba qui, sarà in grado di capire ‘Viaggio al centro della Terra’?”. Pare anche che gli scaffali dei giornalai offrano grandiose perle, tuttavia non confermate: oltre ai santini del frate genocida, ci sarebbero anche dei rosari (nel dettaglio: “Rosari e Corone Devozionali” della Hachette. Mai più senza, per la miseria!).
Decisamente più carini ed interessanti i trattori e le altre produzioni Del Prado, utili se si pratica il modellismo e si vuole animare una fattoria o una fermata dell’autobus. Fino alla terza uscita, sono ancora convenienti: primo numero, un euro e novantanove. Secondo numero, due euro e novantanove. Terzo numero, tre euro e novantanove. Quarto numero, seimila dollari. Oppure, non c’è il quarto numero. Spesso si fermano a un decimo del percorso, oppure nemmeno. “Segnali dal mondo” dovrà per lo meno giungere ai primi di ottobre, quando offrirà l’imperdibile cartello della “Extraterrestrial Highway” (quello dell’Area 51). Più bizzarro il sottomarino montabile, ottimo per esplorare le incrostazioni della vasca da bagno (ma non si farebbe prima a svuotare la vasca e controllare ad occhio nudo?).
Allora, in questo clima postferragostano, tanto vale ipotizzare la Raccolta di Cimeli del Basket. Tutto originale, o quasi. Il paradenti di Nowitzki, con autentica saliva del tedescone. Il fischietto di Zancanella di garacinque del ’98, con in omaggio l’elettrocardiogramma di quei 30 secondi del tipo col due aste “Non credo ai miei occhi”. Il calco osseo dello zigomo di Zisis dopo il tentato omicidio di Varejao. Gli occhialoni di Jabbar. La paletta di Puglisi. L’elettroencefalogramma piatto di Spanoulis. Lo spartito originale di “Stadio legato”. La Panda di Dado Lombardi in scala 1:100. La pagella delle elementari della Voltan. Un ricciolo di Franco Lauro. Lo spazzolone con cui Gagneur ruppe un braccio a Bianchini. Le forbici della rissa di Italia-Jugoslavia '83. L'asciugamano che Premier lanciò contro Decleva. Il certificato di nascita di Ilyasov. La documentazione sul nonno italiano di Damiao. Un pezzo della cartilagine di Susanna Bonfiglio. La monetina che colpì Meneghin a Pesaro. La rivista che Meneghin figlio leggeva in tribuna durante un allenamento della nazionale, quando il padre lo cacciò a pedate. Il perizoma di Sue Bird. Una palla di neve raccolta dalle macerie del Palazzone di Milano. Ad estrazione, tra tutti coloro che completeranno la collezione, andrà il pallone che Myers si mise sotto la maglietta per regalarlo al piccolo Joel. Dal 10 settembre, in edicola. Cimeli del Basket.
