La Virtus, l'anno passato, fece una stagione della Madonna oppure una stagione di merda? Secondi posti plurimi, alcuni meritati - anche se va detto che Bologna in campionato sarebbe dovuta arrivare seconda dietro Roma se i maggiorenti del basket italiano non avessero deciso diversamente - perché l'avversaria era più forte, altri meno. Il quintetto con Gongolo, Mammolo, Pisolo, Eolo e Giovannoni pivot nei minuti conclusivi della finale di Coppa Italia gridano ancora vendetta, anche perché le V-nere persero proprio per un paio di rimbalzi offensivi che chiunque che non fosse un attore di "Minis" (non quelli del Vecchio Stile Virtus, gli ariani di un metro e quarantadue) avrebbe preso. Markovski saluta la compagnia, Milano lo abbandona, Natali abbandona Milano, Corbelli mette all'asta il giocattolo delle Scarpette Rosse, da anni vilipese da personaggi agghiaccianti.
Milano, miserabile ultima del campionato italiano in buona compagnia (Napoli e Treviso), è probabilmente stata la peggior squadra della stagione appena iniziata: nel senso che nemmeno nei bassifondi della A2 greca si è visto qualcosa di talmente vomitevole. Ma nemmeno nel Liechtenstein, in Lussemburgo, nelle Indie Occidentali. La nazionale di Guam è molto meglio dell'attuale Olimpia. Markovski responsabile? Presumibilmente sì, Zare concausa tecnica del cesso sbandierato come pallacanestro in queste settimane. Però a Markovski va anche detto che il contesto milanese non era uno dei più semplici: ambiente di stampo arcoreggio (non Arcoveggio), tra Milano da Bere, residuati socialisti, quadri che vanno e vengono. Una finale scudetto da quando sono arrivati i soldi, persa contro Basile, Douglas e Repesa; un'Eurolega a prenderne 30 in casa dai polacchi, e poi? Fine. Questo è il palmares della Milano in jeans. Facevano notare una dozzina di coach diversi in una dozzina d'anni: benissimo, come fa una società, una squadra, a definirsi "seria" quando cambia direzione tecnica ogni dodici mesi. Oppure a stagione in corso, ricostrurendo, ripartendo, buttando via il pregresso? Non si può, è impossibile. Questo ha fatto Milano e continua a fare da diverso tempo oramai. Dieci anni, forse più. Andando a ritroso, sarebbe opportuno dare un'occhiata a quale fu l'ultima Milano vittoriosa: era la squadra della programmazione, di un cammino nato anni prima. Non era Milano, era Trieste.
