...e simultaneo inizio di Euroleague America Live, con Panathinaikos, Maccabi e Zalgiris a rimediar figure da cioccolatai negli States. La tournee europea di Celtics, Grizzlies e Raptors si è conclusa a Madrid, con il doppio incrocio Capitale Spagnola - NordAmerica. Se il povero Estudiantes poco ha potuto con i Memphis Grizzlies (bizzarrie americane: sarebbe come mandare allo sbaraglio Upim Bologna o Legea Scafati contro la NBA: perché mostrare al grande pubblico il Pietrus scemo, mentre il CSKA Mosca e l'Olympiacos Pireo riposano allegramente?), il Real Madrid è diventata la quinta squadra europea a trionfare con una franchigia pro. Quattro, non cinque (il Maccabi è Asia). Di queste quattro, tre spagnole: Barcellona l'anno scorso, a cui si sono aggiunte Unicaja e Merengues. L'Italia rimane a guardare, la speranza è che Veltroni possa dimettersi da sindaco di Roma quanto prima, in modo da non dover più sopportare la tristissima Lottomatica contro gli americani. Beh, dice che non ci siano squadre italiane in grado di contrastare il potere statunitense: in effetti è vero. A parte la Montepaschi, talmente provinciale da rinunciare al torneo Alphonso Ford (vergogna!), non c'è molto. E Siena, comunque sia, non avrebbe fatto una figura molto migliore degli studenti madrileni.
La festa degli spagnoli. Staranno sui coglioni per mille motivi, ma ieri a Madrid sia Calderon, sia Garbajosa, sia Navarro, sia Gasol hanno ricevuto grandi applausi, nonostante appartenessero più a Barcellona che alla capitale castigliana. Molto bene, un atteggiamento ammirevole che è andato oltre le rivalità di campanile. Esattamente quello che succede in Italia, quando Bargnani - in maglia azzurra (quindi nemmeno come "avversario"), dal pubblico romano riceve caterve di fischi per il suo tradimento (in effetti, meglio diventare giocatore a Treviso o a Roma?) e per una presunta mancanza di rispetto a Tonno Tonolli in un arcaico incontro di campionato. Il provincialismo acuto, l'italianità, il solito discorso di Roberto Baggio che trascorre metà carriera in squadrette come Brescia e Bologna, e l'altra metà in panchina perché deve giocare Recoba.
Nei quintetti, si parla di Real Madrid - Toronto Raptors, nonostante la prima sia una squadra spagnola e la seconda ne abbia due a roster, non c'era nemmeno un autoctono: curiosamente, il Real buttava nella mischia Tunceri in play (che è riuscito a non essere il peggior regista della partita, si veda in seguito), un Pelekanos piuttosto emozionato - in grado però di riscattarsi segnando la tripla del primo vantaggio madrileno nel terzo periodo e meritando il riconoscimento del "play of the game" con il contropiede da lui ispirato e concluso - e l'abominevole belga Alex Hervelle. Curiosamente, come per Malaga-Memphis, l'assenza di un giocatore odioso ha reso ancora più semplice lo schierarsi: fuori Jimenez per Malaga, fuori Filippo Reyes per Madrid. A uno viene da ridere, con sadismo: giocare contro una squadra NBA è comunque un sogno per ogni giocatore di basket. Vincere contro una squadra NBA, va ben oltre il sogno comune per ogni giocatore di basket. Jimenez e Reyes hanno saltato le partite con la squadra NBA, e i compagni hanno vinto. Sono umani pure loro, non possono essere esattamente felici, no?
Si diceva di Tunceri, che si sa essere scarso. Poverino, perché crocifiggerlo ulteriormente? Idolo della serata, peggior giocatore, colui che ha affossato i Raptors, è T.J. Ford. Il regista di Toronto è il tipico giocatore che non capisce un cazzo. Holden, Di Bella, Calderon, Spanoulis sono comunque più intelligenti di lui. Persino Hervelle, se giocasse play, sarebbe più furbo. E' riuscito a sbagliare tutto, forzando in continuazione: aiutato dal talento (indubbio) ha segnato alcuni canestri da ovazione, ma sempre occasionali, casuali. E' riuscito anche a buttare via la palla dell'ultima speranza dei Raptors, dopo aver firmato - con la sua semplice presenza in campo - il tracollo della squadra. E' stato il migliore per il Real quando le Merengues hanno messo la testa avanti, ha contributo a cementare l'inerzia madrilena. Un vero idiota. Ma veramente idiota. Totalmente idiota. C'è chi lo ama. Sam Mitchell lo ama, però sulla palla persa da minorato mentale nel finale si è scomposto pure il coach di Toronto, in preda ad una crisi di nervi. L'alternativa è Calderon. A Toronto hanno come play T.J. Ford e Calderon: come cazzo fa Bargnani a non essersi ancora suicidato (e questo vale anche per Parker e tutti gli altri della squadra, ad eccezione di Bosh).
Per concludere degnamente questo NBA Europe Live Tour, il quintetto semiserio. Ci sono stati anche qui dei bei protagonisti...
Davor Kus (Unicaja Malaga): avete presente Nikos Zisis? E' esploso definitivamente all'AEK. Prima perché Horace Jenkins fu cacciato e Nikos si ritrovò titolare nei playoff, l'anno dopo perché l'alternativa era proprio Davor Kus. Il croato era destinato a partire in quintetto, uscì dal quintetto già al torneo estivo di Gressoney, dove l'AEK era in ritiro. Veramente impresentabile; non è che sia migliorato molto negli ultimi tre anni, per qualche motivo inspiegabile è però divenuto un giocatore dal gran mercato. Uomo aggiunto per i Grizzlies, ha avuto i suoi 15" di gloria (nell'ambito di una partita da 2/7 da due e 3/7 da tre): triplone e triplone con fallo. 7 punti in pochi secondi, Unicaja nuovamente in partita e trionfo finale. Come quindici secondi ti cambiano la vita.
Sergi Llull (Real Madrid): questo compirà vent'anni tra un mesetto. Non che vent'anni siano sedici, però nel basket di oggi forse può considerarsi "giovane". Sconosciuto ai più, è stato l'MVP di Real Madrid-Toronto Raptors. Ma MVP vero, ovvero giocatore di sostanza (17 punti in 15 minuti con 4/6 da tre) e di impatto. Con lui il campo, il Real Madrid giocava meglio e i Raptors hanno sofferto le pene dell'inferno. La Spagna ha trovato un play, e questa non è una buona notizia. Cabezas, Calderon e Sergio Rodriguez ci avevano abituato troppo all'idea che la Spagna avesse soltanto registi incapaci. Llull, palindromo all'ennesima potenza (e all'ennesima consonante), è davvero interessante.
Mike Miller (Memphis Grizzlies): pur praticando l'obiezione di coscienza sulla NBA è anche opportuno riconoscere il buono di quella Lega. Miller è presumibilmente l'unico giocatore bianco e non europeo-sudamericano forte al mondo. Uno si chiede... ma perché uno così deve stare a perdere del tempo in una franchigia in cui gioca Stromile Swift, destinata quindi a miserabili risultati? Gli 8.250.000 dollari annui, in effetti, possono essere una ragione valida, ma è anche vero che in Europa si sparano stipendi sopra i 3 milioni di euro. E si danno a Papaloukas, Jasikevicius e Greer (sic!). Il CSKA avrebbe messo sul piatto una gran cifra per Kirilenko, perché non offrirla a Mike Miller? Un paio di limousine, una dacia sul Mar Nero, 5 milioni di euro (che al netto delle tasse sono più di 8.250.000 verdoni) e la soddisfazione di vincere qualcosa a fine stagione.
Andrea Bargnani (Toronto Raptors): 16.3 punti, 5.7 rimbalzi, 10/18 da due, 6/9 da tre nelle tre partite dei Raptors in Europa. Statistiche discrete, non eccezionali. Statistiche sobrie, ottime percentuali, buona presenza, canestri importanti. Rimane italiano, quindi gregario per eccellenza, però l'Andrea ha dimostrato di poter sempre più essere un fattore. Tutto questo nonostante le difficoltà intrinseche di Toronto, ovvero il dover sopportare due registi mentecatti, e le difficoltà intrinseche del suo DNA. Tuttavia è andato a rimbalzo, ha risposto "presente" alla chiamata. Lui c'è, è il miglior giocatore italiano. L'Italia dovrebbe valorizzarlo. Tutti a criticarlo per l'Europeo sottotono, come se le responsabilità fossero soltanto sue, debuttante assoluto - seppur di lusso. Ecco uno che avrebbe meritato di nascere in Spagna, o in America da genitori greci.
Lazaros Papadopoulos (Real Madrid): il look alla Sébastien Chabal gli si addice parecchio, il lungo greco è decisamente inquietante all'aspetto. Anche in campo, in effetti, non è rassicurante. Dopo aver trascorso un'estate a litigare con chiunque nella federbasket greca per qualunque stronzata, disputando Europei da coltello, Lazaros è tornato. I soliti movimenti assurdi, in cui pare poter stramazzare al suolo ogni volta che ha la palla in mano, il solito semigancetto di palmo - destro o sinistro - che si infila a canestro. Nel finale è stato commovente, riuscendo a contenere T.J. Ford (che è idiota, ma comunque più veloce di Papadopoulos) in palleggio. E' riuscito a rimettere in partita i Raptors con una schiacciata sbagliata, in una situazione di cinque contro tre perché Parker e Garbajosa si erano appena scontrati di cranio rimanendo incoscienti per un quarto d'ora. Tipico esempio di uno che se pensasse soltanto a giocare a basket, non staremmo nemmeno a discutere su chi vincerà. La sua squadra, a prescindere.
