La verità è che doveva succedere, perché non è possibile ripensare al fatto che la Effe potesse disputare nuovamente una stagione come quella dell'anno scorso, in cui c'era sempre lì da stare attenti a quello che poteva succedere con M... Ma... Mart... beh, non riesco a dirlo ma si è capito. Sono già trascorse due giornate del campionato e siamo in testa, insieme alla Montepaschi e a Cantù, il che significa che dopo due giornate il campionato ha già la sua nitida impronta su come potrebbe essere il suo svolgimento. La verità è che c'era grande voglia di rinascita dopo una stagione che comunque ha garantito la soddisfazione di mandare nella NBA il Belì, giocatore tra i più seriamente candidati a ricoprire il ruolo di rocky dell'anno. Tutta la fiducia della squadra è nel nostro nuovo proprietario-presidente, che è riuscito in pochi giorni a cancellare come dopo il passaggio di uno spazzaneve, il male assoluto portato dalla fraudolenza abruzzese. Lo stesso grande Zio Gil ha inaugurato un discorso economico sulla società di grande valore, che potrebbe portare l'Aquila ad essere la prima società in Italia e forse nel mondo in grado di crearsi in autonomia un suo business di autofinanziamento, e si parla di cifre non da poco per il mantenimento in vita di una realtà mediocre o modesta. Il progetto che include palasport e attività connesse, potrebbe valere 300 milioni di euro a sentire il nostro Zio Gil, e va dato l'atto che a lui bisogna credere, perché fino a qui non ha sbagliato niente e ha mantenuto ogni promessa, senza dimenticare il fatto che ha costruito una squadra veramente da scudetto. Ponendo 300 milioni una cifra da collocare in varie maniere nell'investimento, nulla può vietare che nel giro di pochi anni ci sia una Super-F in grado di competere economicamente ad armi pari con le potenze imbottite di dracme (Olympiakos e Panathinaikos), narcorubli (CSKA), pesete (Real Madrid, Barcellona), ridando quindi alla squadra quel ruolo di dominio nazionale ed europeo conquistato tra il 1999 e il 2004, quando la Effe ha disputato ben tre Finals Fours in sei anni. Ciò è ciò in cui il nostro Sacrati, oggi primo in classifica con due vittorie convincenti e maturate col carattere e quella voglia di soffrire e dare l'anima tipica del modus comportamendi della Effe, quella che ci ha fatto innamorare nei lontani anni '70, ci sta tornando a restituire: una Grande Fortitudo, ovvero una squadra in grado di imporre non soltanto il suo gioco, la sua superiorità tecnica, ma l'essenza stessa di quello che è, ovvero una squadra con la miglior tifoseria italiana che non significa i 5014 manichini di gesso di Castelmaggiore, perché basta un aquilotto per azzittire i cento coniglietti sventolatori di portafogli che lasciano il palazzo prima che la partita finisca per non rimanere in bottigliati nel traffico. 2 vinte in 2 partite, oggi la Effe è tornata soltanto a quello che le appartiene per diritto acquisito: la chiave del successo, della vittoria, di essere una grande società italiana ed europea. Dopo i brutti mesi con il Fraudolentiere al comando, torna ad esistere una vera Effe, quella a cui tutti portano rispetto.
Gary S.
