La speranza è che fosse ubriaco, o sostituito da un sosia mitomane, o si sia alzato col desiderio di fare il burlone. David Stern, grande capo della lega-delle-partite-truccate, pochi giorni fa è tornato nuovamente sul tema della NBA in Europa, squadre del vecchio continente e facezie similari. In questa occasione però Stern, ai microfoni della WFAN Sports Radio di New York e in un dibattito su ESPN, è stato molto più prodigo di dettagli. Per lui, è cosa fatta. Questi i punti fondamentali della relazione del Gilberto Sacrati, con meno Malboro, d'America:
1) Il Real Madrid, il Panathinaikos e il CSKA Mosca hanno già lo status di squadre di espansione della NBA a partire dalla stagione 2010-2011;
2) Entro la stagione 2012-2013, Stern vorrebbe anche una quarta squadra europea nella NBA, ma si è detto fortemente pessimista che ciò possa accadere;
3) Nelle idee di Stern, c'è anche una franchigia da collocare nell'America Latina: Città del Messico (già se ne parlò), oppure con base in Argentina o in Brasile. Tutto sommato, Stern ha ritenuto "molto improbabile" che questo suo desiderio possa avverarsi;
4) Il Real Madrid e il Panathinaikos possono già essere considerate squadre della NBA, in quanto l'accordo è ufficiale. Più complessa la situazione del CSKA Mosca: devono costruire un nuovo impianto (evidentemente la Olimpiisky Arena da 16000 non basta);
5) Se a Mosca non dovessero costruire il nuovo impianto, la terza squadra di espansione sarà locata in Italia o in Germania. Tuttavia, non esiste alcuna franchigia pronta in questi paesi (ad eccezione della Fortitudo di Sacrati, nda), quindi la situazione rimane confusa. Secondo Stern, comunque, è difficile che il CSKA possa farcela;
6) Stern ha aggiunto che la NBA ha effettuato numerosi studi di fattibilità e che "Atene e Madrid possono rappresentare i mercati più importanti della Lega, seconde soltanto alle città di New York, Los Angeles e Chicago";
7) Stern ha successivamente detto che "nella NBA ci sono già 32 squadre, ma due partecipano ancora all'Eurolega".
Questo invece il decalogo con i requisiti necessari per l'accesso definitivo alla NBA:
1) Le nuove squadre devono avere un'importante base di tifosi, garantire i diritti TV ed essere situate in città di grandi dimensioni;
2) Devono essere squadre unanimemente considerate dominanti in Europa, almeno nei tempi recenti. Inoltre, in ognuna di queste squadre deve giocare almeno un all star europeo;
3) Devono avere un'arena in grado di contenere tra i 16000 e i 20000 spettatori, o garantire che sia pronta entro il mese di Ottobre del 2010;
4) Devono avere una imponente base di tifosi, in grado di supportare il merchandising della NBA e tutte queste varie amenità;
5) Devono avere una proprietà o finanziamenti bancari in grado di versare i 400 milioni di dollari come tassa di ingresso per la NBA;
6) Devono essere scelte sia dal board della NBA, sia dal bord dell'Eurolega;
7) Società e città devono garantire salari di livello NBA, quindi rispettare le regole sul salary cap, devono essere in grado di competere economicamente per i free agents, di pagare le scelte e di garantire inoltre gli stipendi massimi pagati oggi nella NBA. Inoltre, le squadre devono garantire la possibilità di poter schierare i migliori giocatori, americani ed europei, della NBA;
8) Le città e le relative nazioni devono offrire condizioni di vita soddisfacenti per i giocatori americani e stranieri;
9) I proprietari devono ovviamente essere in grado di sostenere i costi operativi di una franchigia NBA;
10) Le squadre devono essere in grado di essere competitivi a livello NBA per più incontri consecutivi, ad un ritmo simile a quello della Major League Baseball. Questo a causa del problema dei viaggi.
Stern non si è limitato soltanto a questo. Ha inoltre affermato che:
1) Sono molti i giocatori ad aver espresso il desiderio di giocare in Europa;
2) La NBA ha affrontato la tematica dei viaggi: le squadre europee, due, sarebbero incluse in conference separata. Ogni squadra americana incontrebbere due o tre volte quelle europee, a seconda della conference di appartenenza. Ogni squadra statunitense (o canadese) farebbe un solo viaggio in Europa durante la stagione, in cui incontrerebbe per tre volte la franchigia appartenente alla stessa conference, due volte quella appartenente all'altra. Esempio: i Chicago Bulls, inclusi nella stessa conference del Real Madrid, partirebbero alla volta della capitale spagnola la domenica: lunedì riposo, martedì, mercoledì e giovedì tre incontri con il Real e partenza per Atene. Un altro giorno di riposo (il venerdì) e doppio confronto con il Panathinaikos il sabato e la domenica.
3) Le squadre europee inizialmente non effettuerebbero trasferte in America, almeno fino ai playoff. In questo caso, le serie sarebbero disputate con la formula del 2-3-2. Questo perché la NBA "vuole fare ogni tipo di concessione alle nuove squadre europee", che non dovrebbero affrontare il problema dei viaggi, almeno nelle prime stagioni;
Ricapitolando, il Real Madrid e il Panathinaikos parteciperanno alla NBA a partire dalla stagione 2010-2011, molto difficile che questo accada per il CSKA Mosca, che potrebbe entrare nella lega americana nel 2012, insieme ad una o due franchigie sparse per il mondo. Alla base delle decisioni di Jasikevicius e Spanoulis di rientrare in Europa, al desiderio mostrato da Kirilenko di tornare al CSKA, al possibile ritorno di Pavlovic, ci sarebbe proprio questo piano di espansione della NBA in Europa. Lo stesso Parker in Longoria avrebbe espresso il desiderio di giocare nel Panathinaikos quando i Verdi avranno Jerry West stilizzato sulla maglietta (Eva Longoria a spasso per Monastiraki a fare shopping? Ma per cortesia...). Ricapitolando, siamo - noi europei - abituati ad avere a che fare con le immani cagate propinateci dalla FIBA, dalla ULEB, dalle federazioni e leghe nazionali. Questo però non ci ha tolto né la voglia di seguire la pallacanestro, né di gioire, né di incazzarci perché al salto a due Jungebrand aveva già iniziato a comportarsi da stronzo o perché Felipe Reyes si era già accasciato al suolo, simulando l'esplosione di un reattore nucleare nei paraggi. Il colpo finale, il giramento di coglioni definitivo, è di marca americana. E' una legge sociale: quando in campo succede un bordello si può essere sicuri di un coinvolgimento del playmakeraggio di Holden; quando in campo uno si fa male, si può essere certi della colpevolezza di Kuqo; quando in campo uno si accascia a tre metri dall'avversario, è scontato che si tratti di Kaukenas. Quando un'idea è un'idea di merda, ci sono dietro gli americani.
