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venerdì, 08 gennaio 2010

SABBEIDE

E' curioso il fatto che nonostante la Virtus abbia un bilancio di 7 vinte e 5 perse (l'anno scorso con i Langford, i Boykins e i Ford era 8-4 a questo punto), nonostante la vittoria a Cremona - campaccio dove persino Siena ha dovuto faticare più del solito per portare a casa gli usuali due punti - di Virtus non si parli.

Il mondo è bizzarro, è bastato il solito intervento ai microfoni della FuturShow Station del patron bianconero per condurre nell'oblio il successo di Cremona a ventiquattr'ore dal medesimo. Quel che ha detto Sabatini in realtà conta poco. Anche se rivelasse un'invasione aliena entro la fine del mese o regalasse a tutti mille euro, ben pochi farebbero caso alle sue parole. Si scatenerebbe l'orda imbecille che da mesi ormai dilaga sul web e nel mondo, analfabeti pelati per nascondere la chierica ormai brizzolata alleati a professionisti stimati e morbosamente pallosi. Curvaioli del Bologna calcio che ricordano lo stile Virtus, che da un lato è quello austero e serio di Porelli, e dall'altro è quello più caciarone ma vincente (non sempre, diciamola tutta...) e più caciarone di Cazzola.

E' proprio il continuo richiamo alle nostalgie dell'era porelliana a rivelare la totale ipocrisia di buona parte di quell'insopportabile razzumaglia che segue la Virtus e la identifica come status-symbol, come degno emblema di una leisure class che tale non è, a meno di non voler considerare nobile il classico berciare di signore sulla cinquantina che stridulano per l'intero incontro insulti contro arbitri e avversari e quegli stessi giocatori della Virtus rei di sbagliare un canestro... oppure l'aristocrazia del tipico signore di mezza età, più competente di Messina, più severo di Knight, più eloquente di Gianni Minoli, che per tutta la partita suggerisce, urla, invoca, sottolinea "che se l'allenatore avesse fatto come dicevo io, saremmo su di 30!" rompendo i coglioni ad un intero settore e, dopo la partita, a tutti i convenuti al Mulino Bruciato.

La brevità è qui. Con Cazzola si vinceva - più o meno meritatamente, più o meno gloriosamente - e con Sabatini no. Cazzola era ricco, Sabatini no. Se Sabatini facesse il giro delle mogli dei tifosi Virtus quando questi sono al lavoro ma spendesse venti milioni nella squadra, prendendo Diamantidis anziché Koponen e Delfino al posto di Prato, sarebbe totale stile Virtus. Anche se quei soldi provenissero da traffico di organi di bambini africani del Darfur, o da narcotraffici in Colombia, o da sequestri a scopo di estorsione. Se Sabatini vendesse fegati di minorenni e i soldi li rimettesse nella Virtus facendo vincere scudetti e titoli europei, nessuno dei bavosastri se ne curerebbe... perché conta solo vincere.

postato da: tkachenko11 alle ore 10:42 | link | commenti
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venerdì, 01 gennaio 2010

BUON VIAGGIO, CHIARUGI!

Ogni tanto spariva dalla circolazione, nessuno lo vedeva più in giro. Persino allo stadio, il vecchio Moccagatta, che era il suo campo d'azione preferito. Di solito, quando non lo si vedeva, era perché si era cacciato in qualche guaio. Chiarugi non si cacciava mai nei guai seri, in realtà. Aveva la sfortuna di trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, in questo forse era il più grande sfigato della provincia, anzi d'Italia. Entrò nella storia per essere stato il primo tifoso diffidato della penisola, diversi anni fa. A quella prima tacca sulla fedina penale sportiva ne aggiunse altre. Innumerevoli.
Non aveva una vita facile o, per lo meno, non aveva una vita usuale. Un lavoretto qui, un lavoretto là. Qualche notte "dentro", qualche altra notte in un carro merci allo scalo di Alessandria. Un tetto vero sopra la testa forse non ce l'ha mai avuto, a parte gli ultimi tempi. La prima volta che lo vidi fu negli anni '80, finale di serie B femminile. Filopur Alessandria contro Cartonbox Arcore, garatre. Era avvolto in numerose sciarpe, quella dei Grigi, quella del Genoa. Altre totalmente irriconoscibili. Pur non sapendo nulla di basket, e sulla squadra della città, probabilmente aveva azzeccato i colori in quell'avvolgimento ecumenico. Si presentò abbastanza spesso l'anno dopo, conquistata la serie A2. Tamburone sulle spalle e un aspetto più alla Otto e Barnelli che da cattivissimo ultras. Ma il Moccagatta era il suo territorio, dove in un modo o nell'altro s'andava sempre a cacciare nei guai. Chiarugi era un casinista, e come tutti i casinisti sfigati, era il primo a farsi beccare. No, non è stato fortunato, almeno secondo la concezione razionale. Forse solo negli ultimi anni, quando aveva messo un po' di carne attorno alle proprie ossa e se ne era andato a Torino, forse trovando quell'equilibrio che non aveva quando s'addormentava in Alessandria e si risvegliava a Campobasso perché intanto nella notte il treno era partito...  Troppo tardi, probabilmente. Le vecchie battaglie avevano lasciato un segno troppo profondo, e il caro vecchio Chiarugi se ne è andato. Era una brava persona. Alla fin fine, era veramente libero, lontano dalle depressioni della società benestante. Ovunque si trovi ora, di una cosa sono certo: sta facendo del casino, e inevitabilmente si sta cacciando nei guai. Altrimenti non sarebbe Chiarugi...

 

postato da: tkachenko11 alle ore 10:41 | link | commenti
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venerdì, 18 dicembre 2009

PAOLO BARLERA

Paolo Barlera se ne è andato. Da uomo vero, combattendo la malattia fino all'ultimo giorno, senza arrendersi mai. Sembrava potesse essere una storia a lieto fine, e che il calvario fosse finito davvero quando arrivò a Biella per giocare, conquistando persino un posto in nazionale. La ricaduta, l'ennesima, e la voglia di lottare ancora. Non ha mai deposto le armi, non ha issato bandiera bianca.

E' bello salutarlo con le parole di Federico Lestini, suo compagno di squadra alla Virtus Bologna:

credo io sia stato l'ultimo che ha vissuto con lui un ritiro con una squadra di basket..10 giorni in camera insieme..poco tempo per conoscerlo..poche parole per descriverlo..una persona semplice che non meritava tutte le sofferenze patite..una notizia oggi,appena appresa,che mi ha lasciato per qualche minuto senza parole..con il rammarico di non averlo potuto salutare di persona ma con la consapevolezza che lui da lassù,perchè è lassù che si trova il suo posto,avrà sempre il suo sorrisone e ci guarderà vivere sperando il meglio per noi..perchè era un buono..e meritava di stare con noi..arrivederci paolo..

postato da: tkachenko11 alle ore 07:42 | link | commenti
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lunedì, 09 novembre 2009

EREDITA' PESANTE

Più passa il tempo e più è comprensibile il motivo per cui la Virtus raccolga tanta antipatia in giro per il basket. Attenzione, non si parla del semplice astio sportivo-agonistico che caratterizza ogni competizione, bensì dell'insopportabilità che trasmette buona parte della tifoseria bianconera. Non tutta, per carità: anzi, a dirla tutta, mai come quest'anno si può assistere ad una partita alla FuturShow Station e godersi una partita senza dover accumulare il nervoso per le vessazioni di un vicino di posto convinto di avere la conoscenza tecnica di Phil Jackson, di essere stato un giocatore più forte di Magic Johnson, di avere una moglie più figa di Cameron Diaz e un uccello lungo almeno il doppio di quello di Rocco Siffredi. Molti rappresentanti di questa categoria sono coloro che in estate hanno deciso di non fare / rinnovare l'abbonamento in polemica aperta con il proprietario della Virtus stessa, Claudio Caterpillar Sabatini.

La storia della Virtus è stata caratterizzata da un grandissimo personaggio, uno di coloro che sono riusciti a scrivere la storia della pallacanestro italiana: ci sono i Dalipagic, ci sono i Messina, ci sono i Danilovic. E ci sono quelli come Giovanni Borghi, "il cumenda", e Gianluigi Porelli, "l'avvocato". Se la Ignis Varese ha scritto pagine leggendarie, lo si deve al può proprietario. Se la Virtus è riuscita battagliando a spostare ad infrangere la legge del Triangolo Lombardo lo si deve a Porelli: non era ricco, e non era ricca la sua Virtus, ma ottenne grandi risultati comunque. Sfiorò una Coppa Campioni che mancò soltanto per il furto subito da un arbitro fiammingo.

Porelli lasciò la Virtus quasi vent'anni fa, in termini di storia contemporanea, di generazioni è come se fossero trascorse ere geologiche. Quello "stile Virtus" è roba lontana, cambiano i nomi, cambiano i contesti, cambiano i modi di fare. Una volta c'era Porelli, che non andò a cercare Kresimir Cosic. Fu Cosic a dire "voglio giocare a Bologna, nella Virtus". C'era Porelli, che incontrò Stern e lo convinse a liberare Richardson, promettendogli che l'avrebbe rimesso a nuovo. Poi, finita l'era Porelli, Richardson venne scaricato. Non prima di aver ingrassato le casse della Virtus in campagna abbonamenti. Pagarono per Sugar, si ritrovarono Zdovc. Forte e onestissimo, ma non era la stessa cosa. Non aveva lo stesso appeal. Perché con Porelli Sugar era impeccabile nei comportamenti e finita l'era dell'Avvocato tornò ad essere lo stesso scavezzacollo della NBA? 

E' curioso, come gli stessi che parlano di "stile Virtus" perduto, rimembrando con lacrime di coccodrillo Porelli, non avessero il medesimo atteggiamento nei governi intercorsi tra l'Avvocato e il Caterpillar. Ma la risposta, evidentemente, è semplice: con Cazzola e Madrigali la Virtus ha vinto. Cazzola e Madrigali in poco più di un ventennio hanno portato in bacheca più titoli di quanti Porelli non ne avesse messi in cascina nel doppio del tempo: quattro scudetti, due Euroleghe, quattro Coppe Italia. Questo conta, la vittoria. Al diavolo lo stile.

Basta rileggere la storia sulla carta stampata. L'ottimo sito Virtuspedia (non è un semplice contenitore di informazioni: è una biblioteca ricolma di testi rari, incunaboli e manoscritti) offre diversi virgolettati che testimoniano come Cazzola, ad esempio, non avesse suscitato in Porelli una particolare ammirazione. Questo, tuttavia, oggi non impedisce di schierarsi con l'uno e con l'altro. Magari mostrando sgrammaticata ammirazione verso l'Avvocato e trovando uno spazietto in una lista circoscrizionale alle elezioni amministrative, nelle liste dell'ex patron del MotorShow. Nonostante l'antitetica diametralità, Cazzola e Porelli sono "stile Virtus". Il primo vinceva, il secondo molto meno: il secondo non aveva bisogno di convincere Cosic e Richardson con sacchi di denaro.
Inutile sottolineare come lo stile madrigaliano, al netto della conclusione del suo triennio, non fosse così imparentato con la tradizione porelliana. Nonostante tutto, oggi è addirittura in atto da varie parti un tentativo di riabilitazione del personaggio che portò la Virtus sull'orlo della fossa: "sì, ma la EA Sports ha perso la causa", blablabla.

Inutile dire che la Santa Alleanza, con assimilazione dei concetti porelliani e cazzoliani (ed a breve madrigaliani), non abbia nulla di veritiero ma sia semplicemente funzionale all'antipatia aristocratica nei confronti di Sabatini. Ma il punto, in realtà, è tutto fuorché Sabatini. In realtà il punto non è la figura del proprietario della Virtus: Porelli lo è stato a suo modo, Cazzola a suo modo, Madrigali a suo modo, e anche Sabatini lo è a suo modo. Come disse Porelli, «io ho fatto il mio, lui fa il suo. Non c'era l’aperitivo in piscina, avevo un’altra filosofia. Ma mi divertivo. Nel ’98 fui deferito per uno scherzo ai fortitudini. La Virtus è già tornata grande, è terza, è giusto che un comunicatore come Sabatini governi come vuole».

La sostanziale antipatia generale è rivolta verso il pubblico virtussino. Non la persona normale che va al palasport, applaude, si rallegra se la squadra vince e si dispiace/si incazza se la squadra perde. E' la persona interattiva: la persona proprietaria della Virtus, che sa come si gestisce una squadra; è la persona dirigente della Virtus, che sa quali giocatori sono buoni e quali sono scarsi; è la persona allenatrice della Virtus, che sa in ogni momento quale cambio andrebbe fatto, quale uomo andrebbe messo sull'avversario più pericoloso, quale schema andrebbe utilizzato per attaccare quella difesa.

Gente così c'è dappertutto, a Milano, a Roma, a Udine, a Siena, ma non ha la maggioranza assoluta nel parlamento del palasport. Non è al governo, non è caratterizzante: appartiene alla categoria dei rompicoglioni isolati. Ci sono in ogni ambito. L'ambito della Virtus è dominato da questa categoria, che fa governo, è vincolante nella caratterizzazione dell'intero corollario della squadra che, invece, ha un 20-30-40% di tifosi di lignaggio degnissimo (i ForeverBoys, ad esempio, tifo organizzato che allo stesso tempo esce completamente dalla logica branchistica delle più becere espressioni ultras; ma in ogni settore vi sono dei poveracci, condannati ogni due settimane a subire un vicino che sbraita dal salto a due alla sirena finale, contestando ogni decisione del coach, di un giocatore, del proprietario o dell'omino che vende i pop-corn): gente che se la Virtus vince è contenta, se perde si incazza, e in ogni caso amen. Si può vincere e si può perdere, si può avere fortuna o si può incontrare la sfiga. E' una squadra di pallacanestro, non uno stile di vita. E così, coloro che ritengono una società sportiva uno stile di vita, pretendono di insegnare agli altri come ci si comporta. Che oggi dicono "cosa è andato a fare Sabatini agli Stati Generali del tifo fortitudino?", inneggiando a Porelli, dimenticando (o ignorando) come l'Avvocato cedesse e prestasse giocatori alla Fortitudo per tirarla fuori dai guai.

Ma chi porta ad esempio Porelli oggi, è presumibilmente uno stolto che neppure sa di chi stia parlando. E' una mera strumentalizzazione dell'Avvocato funzionale all'avversione nei confronti della proprietà attuale. Reo di non vincere, e di essere "povero", più che altro. A seguire i modi di fare, che sono sicuramente bizzarri ma non meno "eccentrici" ad esempio dei comportamenti dei suoi due predecessori. I quali, però, potevano spendere di più e vincere. Nonostante l'antitesi con Porelli, andavano bene.

Ha un nome, questo fenomeno: si chiama ipocrisia. Lo stile Porelli non c'entra un bel niente, è un'offesa alla sua memoria se messo in bocca a chi è indegno di nominarlo. Basta soltanto vincere. Poi il proprietario può anche mettersi le dita nel naso in pubblico, sventolare banconote durante una partita, tirare fuori il bigolo e fare la pipì sulla montatura del canestro davanti a 8000 persone: non importa. Se in campo ci sono giocatori da due milioni e la squadra vince, per alcuni è comunque "stile Porelli". Sono gli stessi che il 4 agosto del 2003 caddero dalle nuvole, "ma come, perché la FIP ha escluso la Virtus dai campionati?" e ventisette giorni dopo, il 31, rimasero ancora più perplessi. Quelli che magari oggi dicono all'amico, "ma come, hai subito il ricatto e ti sei abbonato?" e poi quando l'amico è a letto con la febbe si fan dare l'abbonamento per poter insultare Penn o Hurd per 40 minuti filati, contestando ogni cambio fatto da Lardo e il poco burro nei pop-corn.
postato da: tkachenko11 alle ore 10:42 | link | commenti
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mercoledì, 21 ottobre 2009

FORTITUDO FABRIZIO CORONA PALLACANESTRO

Chi è Fabrizio Corona? Secondo wikipedia, un “imprenditore”.
Secondo la razionalità, si tratta di un personaggio che fortunatamente (per lui) ha avuto i natali in Italia. Un mezzo fotografo pidocchioso salito agli onori della cronaca più per essere stato in cella che per altri motivi, trombate con Nina Moric incluse.
Fabrizio Corona è un personaggio da rotocalchi. Chi, Gente, Novella 2000, Eva 3000. Roba che si legge in sala d’attesa dal dentista, così ci si abitua alla sofferenza del trapano. Tuttavia, Corona nonostante il carcere e nonostante la sua insipienza, è un personaggio che interessa alla gente: zitellacce di mezz’età, ragazzine bimbominkia, suocere analfabete. Questo è l’elettorato culturale di Fabrizio Corona.
Fabrizio Corona, oltre ad essere un’anomalia della subcultura, è anche un poco di buono: estorsione, guida senza patente (più volte), spaccio di banconote false, violenza a pubblico ufficiale, possesso illegale di armi da fuoco. In sostanza, Fabrizio Corona è uno che dovrebbe stare rinchiuso da qualche parte ed invece riesce per qualche misteriosa forza giuridico-mediatica ad essere sia a piede libero, sia al centro dell’attenzione.

Esiste un clamoroso simile di Fabrizio Corona, ed è la Fortitudo Bologna. Soprattutto in salsa sacratiana, ma non è che il recente passato d’Arabia e d’Abruzzo sia stato molto differente. E’ curioso come nonostante la retrocessione sul campo conquistata a maggio e la retrocessione d’ufficio conquistata a luglio, lo stesso proprietario autore della fantastica progressione sia riuscito a fare quasi 4000 abbonati e ad avere anche un certo gradimento tra il pubblico. Perché tra i 4000 non vi sono soltanto quelli del “sono qui solo per la Fortitudo” (ammirevoli, ovviamente), ma zio Gil nonostante tutto ha ancora degli amici. Gente che lo invita a pranzo, come accaduto a Lizzano.
Zio Gil sta realmente prendendo per il culo tutti, e a parte coloro che possono ancora dargli credito considerandolo magari “sfortunato” oppure addirittura ringraziandolo per essere riuscito a salvare la società dal fallimento, è difficile comprendere le ragioni per cui in FIP, in Comune, al Credito Sportivo siano comunque stati così accondiscendenti nonostante la farsa sia ormai palese. Gil non paga e vuole comprare il PalaDozza. Gil non paga e garantisce che a novembre partiranno i lavori a Parco delle Stelle. Gil non paga e presenta fideiussioni di carta straccia. Eppure Gil non è uno sfortunato imprenditore che improvvisamente si è trovato nei guai per congiunture varie e che, magari per tutelare decine di lavoratori alle sue dipendenze, merita l’aiuto di un’amministrazione pubblica: Gil è noto, Gil è già fallito due volte. Gil è quello che ingaggia tre allenatori in due mesi e poi non paga la rata del mutuo per il PalaDozza. E lo fa smaccatamente, presentando figuranti e venditori di kebab spacciandoli per multimiliardari, senza riuscire a mettersi d’accordo con il suo anchorman di fiducia e rimediando figure di merda, sbattute in prima pagina da quotidiani come il Resto del Carlino entro pochi giorni dalla loro messinscena. Si vide, il popolo dei 4000-meno-qualcuno: “era un’altra GMAC, il Carlino prima di pubblicare la notizia doveva sentire anche la campana della società!”. La campana della società risuonò mesi dopo, a luglio: praticamente a morto. Ma era il Carlino a sbagliarsi.

Fabrizio Corona, appunto. Il personaggio illegale che fa faville. La Fortitudo è il modello di vita alla Corona, qualche trucchetto, qualche espediente, qualche trombata elegante (anche se in realtà nel caso fortitudino le trombate sono storicamente vissute con la retromarcia innestata…): nell’immaginario dei 4000-meno-qualcuno c’è la vita alla Corona. Lettori di Novella 2000 ed Eva 3000, perché sono anni ormai che la Fortitudo vive (o cerca di vivere) con un tenore di vita che non le appartiene: Seragnoli ha dato il via, Martinelli e Sacrati ovviamente non sono riusciti a ripristinare la situazione antecedente. Perché non è una Fortitudo che sviluppa le fotografie delle vacanze in un retrobottega, è la Fortitudo che va alle Maldive, riempie pagine nei rotocalchi, smercia banconote false in autogrill, guida senza patente. Tutte cose che la Fortitudo non si può permettere, a parte smerciare banconote false e guidare senza patente.
Deve proprio essere questo fascino dell’illegalità, dell’abusivismo, della clandestinità ad attirare i 4000-meno-qualcuno. Lo sghetto all’autovelox e il sogno di potersi trombare Belen Rodriguez alle Maldive. La Fortitudo è un immenso Fabrizio Corona, il sogno utopistico di quei 4000-meno-qualcuno. L’illegalità che trionfa, che fa notizia, che crea ammiratori. Tra zitellacce, suocere e bimbeminkia.

Gil l'ha capito, e tira avanti. Essere dei Fabrizio Corona oggi paga.
postato da: tkachenko11 alle ore 13:33 | link | commenti (3)
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domenica, 27 settembre 2009

HANNO IL CULO COME LA FACCIA

Tratto da http://bologna.repubblica.it/dettaglio/den...-osceni/1731261

Denunciati tifosi fortitudini per atti osceni

Hanno mostrato il fondoschiena dagli spalti a Verbania durante la gara contro il Tezenis

Un numero non ancora precisato di tifosi della Fortitudo è stato identificato e deferito dalla questura di Verbania all'autorità giudiziaria per atti osceni in luogo pubblico e li ha segnalati per il provvedimento di divieto di accesso a strutture in cui si svolgono manifestazioni sportive.
Poco prima del termine della finale di Coppa Italia di basket, categoria dilettanti, al Palazzetto dello Sport di Verbania, tra il Tezenis Verona e la Fortitudo Bologna, alcuni ultras della Effe si sono calati i pantaloni, mostrando in segno di scherno i propri fondoschiena. Uno di loro, per festeggiare la vittoria della Fortitudo, ha acceso anche un grosso fumogeno. (26 settembre 2009)

Questo è il modo in cui un'informazione politicamente corretta ha dato la notizia di questo fatto esilarante. Poiché Basket Innaturale del politicamente corretto se ne sbatte le balle, ecco qui alcune variazioni all'articoletto menzionato:

- Denunciati tifosi fortitudini per atti osceni, sventolavano la bandiera della loro squadra del cuore;

- Denunciati tifosi fortitudini per atti osceni, alcuni indossavano la maglietta di Carlton Myers;

- Denunciati tifosi fortitudini per atti osceni, un paio di loro stavano leggendo il libro di Basile;

- Hanno mostrato il fondoschiena dagli spalti a Verbania durante la gara contro il Tezenis. Dalle immagini in possesso della polizia è stata immediata l'identificazione degli autori: è bastato guardare le foto sulla carta d'identità;

- Hanno mostrato il fondoschiena dagli spalti a Verbania durante la gara contro il Tezenis. Dalle immagini in possesso della polizia è stata immediata l'identificazione degli autori: è bastato guardare le foto sulla patente;

- Un numero non ancora precisato di tifosi della Fortitudo è stato identificato e deferito dalla questura di Verbania all'autorità giudiziaria per atti osceni in luogo pubblico e li ha segnalati per il provvedimento di divieto di accesso a strutture in cui si svolgono manifestazioni sportive. Beh, alle partite di serie C potranno andare comunque (sarà mica un evento sportivo, la A dilettanti?);

- Un numero non ancora precisato di tifosi della Fortitudo è stato identificato e deferito dalla questura di Verbania all'autorità giudiziaria per atti osceni in luogo pubblico e li ha segnalati per il provvedimento di divieto di accesso a strutture in cui si svolgono manifestazioni sportive. Potranno quindi partecipare all'imminente asta presso il giudice fallimentare di Bologna;

Un numero non ancora precisato di tifosi della Fortitudo è stato identificato e deferito dalla questura di Verbania all'autorità giudiziaria per atti osceni in luogo pubblico e li ha segnalati per il provvedimento di divieto di accesso a strutture in cui si svolgono manifestazioni sportive. E chissenefrega, tanto la Fortitudo il campionato mica lo finisce.

- Poco prima del termine della finale di Coppa Italia di basket, categoria dilettanti, al Palazzetto dello Sport di Verbania, tra il Tezenis Verona e la Fortitudo Bologna, alcuni ultras della Effe si sono calati i pantaloni, mostrando i propri fondoschiena, ripetendo così il medesimo gesto compiuto in occasione del rinnovo dell'abbonamento;

- Uno di loro, per festeggiare la vittoria della Fortitudo, ha acceso anche un grosso fumogeno pensando che fosse la Marlboro di rito. L'autore del gesto è già stato dimesso dal reparto di pneumologia dell'ospedale di Verbania.

- Uno di loro, per festeggiare la vittoria della Fortitudo, ha acceso anche un grosso fumogeno, riportando ustioni di terzo grado all'intestino crasso.

 

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mercoledì, 05 agosto 2009

COMUNICATO DELLA LEGA NAZIONALE PALLACANESTRO

In merito al vergognoso salvataggio della Fortitudo Bologna partorito in afoso giorno di luglio, tra fidejussioni al gusto di rustichella, ritardi, ingorghi, la Lega Nazionale Pallacanestro insieme a 25 squadre della serie A dilettanti ha emesso questo comunicato. Sacrosanto e inoppugnabile: per far posto alla Fortitudo, società sommersa di debiti, è stato negato a Osimo il diritto di disputare il campionato a cui non aveva mai ufficialmente rinunciato. L'ennesima vergogna votaiola.

Facendo seguito all’Assemblea di Settore svoltasi in data odierna, la Lega Nazionale Pallacanestro e le Società di Serie A Dilettanti specificano quanto segue.

PREMESSO
Che a partire dalla Delibera n° 6, adottata dal Consiglio Federale in data 17 luglio u.s., la Federazione Italiana Pallacanestro ha posto in essere comportamenti ed ha operato scelte che si contestano e si stigmatizzano tanto nel contenuto, quanto nella forma;
Che tali decisioni, incidenti pesantemente sull’attività e sui campionati delle società della LNP, ed in particolare sulla serie A Dilettanti, sono state sempre assunte in modo unilaterale, in assenza di qualsiasi necessaria ed ormai consueta pratica di concertazione e di condivisione;
Che si ritiene certo e non derogabile in alcun modo il diritto della Società Robur Osimo a disputare il campionato di serie A Dilettanti;
Che si ritengono quindi infondate ed inconsistenti le motivazioni addotte per assumere il disposto della Delibera C.F., n° 6 del 17 luglio u.s.;

CONSIDERATO
Che la Lega Nazionale Pallacanestro, stante le situazione straordinaria venutasi a creare, seppur indipendentemente dalla propria volontà, aveva formulato una proposta alternativa per la risoluzione di ogni qualsiasi contenzioso, formale e politico, dando anche alla FIP la disponibilità a gestire eventuali disagi che ne fossero conseguiti, in considerazione del fatto che nessuna soluzione, assunta a fine luglio, avrebbe presentato soltanto “pro”, ma sicuramente anche alcuni “contro”;
Che tale proposta, così come qualsiasi altra di mediazione, è stata di fatto rifiutata dalla FIP, arrivando persino alla pubblicazione dei calendari in tempi e con modi che si potrebbero anche definire provocatori per le nostre società;
Che proprio la Lega Nazionale Pallacanestro, in tutto questo periodo, ha espresso la necessità, tecnica e morale, di rispettare le regole, senza che le decisioni assunte vadano a ledere, in qualsiasi modo, diritti acquisti ed incontestabili;

DATO ATTO
Che per la Federazione Italiana Pallacanestro il mantenimento dei gironi a 14 squadre è sembrata condizione irrinunciabile, al punto tale da determinare l’evidente forzatura testimoniata dalla parte motiva della Delibera C.F. n° 6 del 17 luglio u.s., con la non giustificabile esclusione di Robur Osimo;
Che l’ammissione al massimo campionato della Lega Nazionale Pallacanestro di una società detentrice di debiti in un ordine di grandezza certamente superiore al costo di un intero campionato di serie A Dilettanti per qualsiasi società, e per qualcuno di più campionati, rappresenta un segnale pericoloso ed inaccettabile nel momento stesso in cui LNP, come ben noto a FIP, sta operando insieme alle società per garantire maggiore professionalità e serietà al sistema della pallacanestro nazionale dilettantistica;
Che è evidentemente fondamentale, come più volte espresso dalla FIP ma poi non mantenuto, preservare il diritto delle società alla parità competitiva, e che tale principio è stato chiaramente disatteso con l’inserimento in serie A Dilettanti della società Fortitudo Bologna, allorché alcune società avevano già provveduto alla formazione dei propri organici;

Per tutto quanto sopra sinteticamente espresso
LEGA NAZIONALE PALLACANESTRO E LE SOCIETA’ DI SERIE A DILETTANTI CHIEDONO
Alla Federazione Italiana Pallacanestro:
1) di revocare la Delibera del Consiglio Federale n° 6 del 17 luglio u.s.;
2) in conseguenza del punto 1), di preservare il diritto della Società Robur Osimo a disputare il campionato di serie A Dilettanti;
3) in conseguenza del punto 1) di revocare alla Società Fortitudo Bologna il diritto a disputare il campionato di serie A Dilettanti;
4) in conseguenza dei punti da 1) a 3), di inserire nel calendario già predisposto per la serie A Dilettanti, la società Robur Osimo al posto della società Fortitudo Bologna.
Ove la FIP non ritenesse di provvedere in merito a quanto richiesto, ed in assenza di altre valutazioni o proposte da parte di FIP e concertate tra le parti, LNP e le società di serie A Dilettanti porranno in essere tutte le possibili iniziative finalizzate a preservare i propri diritti, ivi compresa quella del blocco del campionato di serie A Dilettanti.

postato da: tkachenko11 alle ore 08:14 | link | commenti
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venerdì, 24 luglio 2009

IL PANZANIERE (speciale Virtus)

  • A oltre un mese dalla comparsa della cordata, come mai i fiduciosi sostenitori della medesima hanno la certificazione di un ritardo mentale?
  • Se Sabatini avesse per caso comprato una particina stolta di tifoseria Virtus (come fecero in passato altri proprietari della Virtus offrendo agevolazioni varie: pullman per le trasferte, accessi agli allenamenti), adesso avrebbe dalla sua parte i soliti nazistelli che venderebbero la madre pur di ottenere qualche privilegio?  
  • Cosa può spingere una persona ad essere schierata in tutto e per tutto con Madrigali col rischio di veder sparire la Virtus, e successivamente ad essere schierata in tutto e per tutto contro Sabatini col rischio di veder sparire la Virtus tifando per un'improbabile cordata di proponenti? La fortitudinità intrinseca, il ritardo mentale o altre cose?
  • E' lecito pensare che il numero di virtussini meritevoli del salvataggio di Sabatini del 2003 sia inferiore al numero di fortitidini immeritevoli dell'imminente fallimento della Fortitudo?
  • La cordata: la fidejussione che ricorda quella di zio Gil comprata in autogrill ("Rustichella Bond"), la società svizzera con più buchi del gruviera, il consulente che ammette di non capirne un cazzo, il commercialista oberato di cambiali, il bancario che dice "io quelli non li conosco nemmeno". A questo punto, manca solo la figura del fallito.
  • E se il fallito esistesse davvero, e fosse presente alla gloriosa conferenza stampa di Tonelli e Bergamini tra il pubblico?
  • Il potenziale cordatario fallito potrebbe essere un nemico agguerrito di Sabatini e questo motivo potrebbe essere la ragione per cui nascosto per tutto questo tempo?
  • Il potenziale cordatario fallito potrebbe essere un uomo di un manovratore collocato ancora più in alto?
  • Il potenziale manovratore, dopo aver accumulato una serie di figure di merda, può aver ordito la trama della cordata per sputtanare Sabatini?
  • Quanto hanno dato fastidio ad alcuni le immagini di Sabatini sorridente a pochi metri dal neoeletto sindaco Delbono?
  • Ma il nutrimento massimo dell'ormai celeberrimo gruppo facebook è quello di un dialogo tra un analfabeta e colui che raccontò di aver subito "minacce fisiche" da Sabba stesso?
  • Incredibile come l'odio per Sabatini possa superare ogni frontiera: iscritti provenienti dalla Serbia, dal Sud America. E c'è pure un giornalista di chiara fama fortitudina! Oltre che una sezione del PdL... chi l'avrebbe mai detto, eh?
  • Quasi 400 iscritti. Mica male. Sapevate che su facebook Topo Gigio ha 900.000 fans?!
  • Non sarebbe fantastico per questa manica di stronzi che si dicono "virtussini", se Sabba vendesse ai peracottari e la società fallisse tempo un anno?
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martedì, 14 luglio 2009

LA FINE DELLA VIRTUS

« Vendere o non vendere, questo è il problema. Se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli ». Impossibile ripescare nei meandri della storia una trattativa per la cessione (o acquisizione) di una società più contorta e mediaticamente enfatizzata. Con Sabatini di mezzo era plausibile non attendersi linearità estrema, anche se bisogna ammettere che la cordata, la Parte Proponente, ha contribuito ad incrementare incertezze e dubbi. Pronosticare chi ne uscirà con la Virtus sottobraccio è come azzeccare i sei numeri del superenalotto; Sabba, maestro del bulff, sfilerebbe soldi anche a Jamie Gold, tuttavia s’è infilato in un vicolo cieco senza possibilità di uscirne, divenendo il migliore alleato dell’ampia fazione di detrattori. Non sarà mai un emerito della diplomazia dialettica e il favorito ai mondiali di galateo, perennemente ai comandi dell’amato caterpillar. Sparare ad alzo zero sui tifosi negli ultimi due mesi l’ultima chicca, anche se il dibattito si potrebbe ampliare ed estendere. Se è vero che il pesce inizia a puzzare dalla testa, dovrebbe essere altrettanto indiscutibile che le responsabilità della fringale bianconera andrebbero condivise più che addossate al singolo individuo. Ed è qui che parte la disgregazione del pubblico, patrimonio inestimabile della Virtus e autentica discriminante tra Bologna e il resto del mondo. Con tagliandi ai prezzi felsinei, anche laddove la squadra di pallalcesto è oggetto di devozione la gente passerebbe le domeniche coltivando altri hobby. A Bologna potrebbero raddoppiare o dimezzare le tariffe che al botteghino non vi sarebbero differenze; l’abbonamento è forza cruciale, azionariato, consente di giungere sulla soglia del consiglio d’amministrazione. I numeri che hanno abbattuto Sabatini sono quelli, le misere quote dei playoff e gli ancor più scarni consensi in fase di prelazione.

Nonostante le buone avvisaglie, da Faraoni a Lardo a Collins alle trattative in corso che renderebbero la squadra più solida e meno fricchettona della versione precedente. Il boss deve alzare i tacchi, punto e basta. I sostenitori, in realtà, più che seguaci bulgari del Sabba viaggiano sul binario della prudenza, perplessi dalla vicinanza culturale tra Parco delle Stelle e Riviera Solare. In questo clima aspro però la vicenda è bianca o è nera. Pare l’America post 11 settembre, in cui non essere d’accordo con Bush era sinonimo di avere nel portafogli il bancomat, la tessera del supermercato e quella di Al Qaeda: “o con me o con i terroristi”, diceva il cowboy. La Virtus è giunta alla fine, un cammino iniziato alcuni anni prima dell’avvento di Madrigali: curiosamente cambiano le situazioni ma non i nomi. Chi difendeva Madrigali a spada tratta correndo il rischio di veder morire la Virtus ora continua a correre il medesimo rischio pur di osteggiare Sabatini, lanciare crociate. Che hanno riscontri di Pirro, perché persino Topo Gigio ha 900mila fans su facebook. Con loro, i milordini. Pur di veder morire Sabatini, accettano la morte della Virtus. Sono i nemici della Virtus. Quelli che per curarsi un’emicrania, si sono tagliati la testa.

postato da: tkachenko11 alle ore 12:40 | link | commenti
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lunedì, 11 maggio 2009

DOMANI 11-05-2009

Tra Calori e la Fossa, passano i sogni di tutti (Pellacani)

Si lancian monete ogni giorno, senza mai sbagliare (Terry)

Dove sarò, domani? (Mancinelli)

In Legadue… (Amoroso)      

 

Tra parterre e distinti, gioca una squadra di fessi (Sakota)

Nessuno lo ammette, ma i quattrini son finti (Papadopoulos)

Nemmeno una pizza, ci sanno pagare (Woods)

 

Day by day, shame on us (Gordon, Scales, Strawberry)

Day by day, shame on us (Savic, Sacrati)

 

Ma domani, domani, domani lo so (Lamma)

Lo so che si gioca, un gradino più giù (Malaventura)

E di nuovo la B (Fucka)

Sembra fatta per noi (Pancotto)

E ci andiamo, (Lamma)

domani (Malaventura)

 

rap 1: Estraggo un foglio tra i referti nascosto
scrivo e non riesco perché il ricorso m’ha scosso (Savic)

 

E la retrocessione, si fa grande così (Bazzani)

E comincia, domani (Cittadini)

Tra Casale e Veroli, torneremo a giocare (Mancinelli)

Con un po’ di fortuna (Myers)

In A si può tornare (Basile)

Dove sarò, domani? (Mancinelli)

In LegaDue... (Sklavos) 

 

rap 2: Dove sarò domani che ne sarà dei miei parchi infranti, dei miei piani

Dove sarò domani, mettimi dei soldi tra le mani (Sacrati)

 

Tra Scafati e Pistoia, noi andremo a giocare (Lamma)

E quando arriverà Jesi, li sapremo omaggiare (Pellacani)

E su Sky non si vede (Pancotto)

La Fortitudo (Collina)

E qualcuno grida (Bazzani)

“Tranquillo vaffanculo!” (coro Fossa)

 

rap 3 Come l’Aquila che vola libera tra monetine e sassi,

siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato

duro giocare quando non sei pagato (Terry, Lamma, Cittadini, Strawberry, Gordon, Fucka)

 

Non siamo così soli (Mancinelli)

Ci sarà anche Veroli (Galanda)
Non siamo così soli (Lamma)
Sulla stessa barca (Fantoni)
Non siamo così soli (Cittadini)

Se non saltate in aria (Patullo)
Non siamo così soli (Fucka)
A retrocedere in Italia (Pagliuca)
A snobbar la LegaDue si sbaglia (Bazzani)

 

Tra Soresina e Pavia, noi andremo a giocare (Mancinelli)

C’è anche Rimini, dove in disco sballare (Myers)
E su RaiSat si vede (Pancotto)

La Fortitudo (Collina)

E qualcuno grida (Bazzani)

“Lauro vaffanculo!” (coro Fossa)

 

Ma domani domani, domani lo so (Basile)

Lo so, che si gioca un gradino più giù (Fucka)
E quel campionato sembra fatto per te (coro ForeverBoys)

E comincia, domani (Carroll)
Tra Vigevano e Jesi tornerà a giocare (Mancinelli)
Con un pò di fortuna si può anche risalire (Galanda)
Ma questo campionato, è proprio fatto per te (coro MondoIntero)
E comincia, domani (Savic)

 

 

postato da: tkachenko11 alle ore 09:34 | link | commenti (1)
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